Quattro passi verso il cambiamento: la prima chiave

Stiamo indubbiamente vivendo un momento difficile, personalmente la pandemia sta rappresentando una parentesi che ha congelato molti dei progetti nei quali ero impegnato e sta trasformandone altri in direzioni diverse da quelle immaginate, costringendomi a nuove scomode riflessioni su di me e sul senso di ciò che sto facendo con la mia vita.

Il termine giapponese ikigai (生き甲斐), del quale parleremo più nel dettaglio prossimamente, in italiano significa “qualcosa per cui vivere” o “una ragione per esistere” (l’equivalente del francese “raison d’être“). L’ikigai è essenzialmente un buon motivo per alzarsi la mattina.

E’ quella zona miracolosa dove ciò di cui c’è bisogno, ciò che tu ami, ciò che tu sei capace di fare e dare, ciò per cui ti è riconosciuto un valore, si incontrano dando vita allo spazio del tuo benessere psichico, spirituale e materiale, quindi dando spazio al senso del tuo essere al mondo.

Bene, eccola, questa per me è la domanda necessaria: quale è il senso del nostro essere al mondo?

E’ la domanda che ognuno di noi dovrebbe continuare a porsi ogni mattina al risveglio, pur sapendo che le risposte non sempre saranno rassicuranti, anzi spesso tutt’altro. Per porsi tale domanda è necessaria una sola condizione, aver voglia di indagare su noi stessi trovando il nostro personale cammino; non occorre altro, questo lo posso testimoniare con fermezza.

In questi miei brevi articoli su RICERCATI vi fornirò alcune delle chiavi che sono state centrali nel mio percorso di trasformazione, non ho la certezza che possano avere anche per voi la stessa centralità, ma di certo sono temi sui quali dovrete necessariamente confrontarvi.

Ecco la prima chiave che propongo: ricercare la propria unicità. Farlo è stata e continua ad essere una delle esperienze più appaganti della mia vita: immaginarmi, intuirmi, poi, piano piano denudarmi per scoprirmi.

Incontrare ed accettare le mie luci e le mie ombre, riconoscere con un sorriso i mie angeli e guardare dritto in faccia i miei demoni, educarmi ad accogliere la ciclicità e caducità della vita e quindi della mia, imparare la benevolenza in primis verso me stesso, tentare ostinatamente di coltivare la riconoscenza ed educarmi alla condivisione ed alla fiducia in me e nell’altro, essere libero di rischiare e sbagliare crescendo ad ogni inciampo, trovare la forza per arrendermi e mollare, imparare a riconoscere i meriti e celebrare dovutamente i successi miei ed altrui, sono stati alcuni dei passi necessari.

Un elenco rappresentativo della mia personale ricerca di questi ultimi anni che, seppur lungi dall’essere conclusa e risolutiva rispetto alla mia complessità, mi ha permesso di comprendere una grande ed illuminante verità: non può esserci surrogato alla ricerca autentica della propria unicità.

Così, oggi, nessun progetto o successo professionale, azione sociale o riconoscimento esterno può avere valore se non mi permette di sentirmi in sintonia ed in connessione profonda con la mia personale ricerca di un Senso.

Per farlo in questi anni ho dovuto sviluppare la capacità di dire di no, di fare pulizia, di selezionare, di saper rinunciare a ciò che non è in grado di produrre questo senso, essendo disposto a pagare il prezzo di tali rinunce.

La seconda chiave necessaria è infatti avere piena consapevolezza che questa ricerca ha un prezzo, un prezzo da pagare, qualunque sia la strada che si intenda percorrere.

E’ un prezzo che siamo disposti a pagare? Torneremo a parlarne a brevissimo…

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